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io, mia figlia e la farfalla

La vita scorre in un momento per me un po’ di stallo. Osservo mia figlia prendere decisioni coraggiose, tenacemente. Ma dove avrà preso tutta la sua determinazione? Io non l’ho mai avuta, e sicuramente nemmeno suo padre (il contabile). Insegue i suoi sogni con la caparbietà di una persona non ancora maggiorenne, sembra esserne conscia ed assumersene la responsabilità. Responsabilità di scegliere e magari anche di sbagliare. Si è presa la responsabilità di essere felice. Nella sua vita. Io questa responsabilità non la ho mai presa, ho sempre cercato di compiacere le persone che mi circondavano. Magari ho provato ad oppormi ma infine ha sempre prevalso su tutto la paura dell’abbandono, il non bastarmi. Io ho sempre fatto nella certezza che poi avrei anche potuto disfare. Mai ho pensato che un giorno da fare non ci sarebbe più stato, che gli anni sarebbe trascorsi e avrei dovuto tirare le somme. Forse perché un genitore l’ha abbandonata due volte, forse perché è dovuta crescer...

Inizia la scuola, anche per noi precarie

Inizia la scuola. Quando ero studentessa era una tragedia,  adesso che sono insegnante i sentimenti oscillano tra l’entusiasmo e lo sconforto. L’entusiasmo di conoscere tante nuove piccole anime, poter offrire il mio piccolo grande contributo nella loro crescita, loro che hanno dai 10,11 anni e non arrivano oltre ai 14.. Che hanno tutta la vita davanti eppure sono già così pieni di esperienze, idee, vissuti. Il privilegio di accompagnarli per nove mesi, tutti i giorni, anche in quelli in cui hanno litigato a casa, o in cui si sono innamorati, o hanno semplicemente tanto sonno. Il primo ciclo, il primo no, le lacrime per l’insufficienza e, purtroppo, anche per l’8 invece che il 10. Tante piccole realtà quotidiane fatte di momenti. Sono immensamente grata di potere impiegare le mie ore di lavoro in questo modo; sono nata educatrice ed è stupendo come la mia formazione si fonda in questo tutt’uno, e che il flusso della mia vita (tutt’altro che semplice, scontata o lineare) abb...

La strada giusta!

Ci sono giornate, come quelle che sto vivendo ora, in cui il regalo più bello che mi sono fatta per questa estate 2025 è rallentare. Ho scoperto una cosa: se rallento.. il tempo aumenta! Me lo ha disse un'amica un paio di mesi fa e lì per lì mi venne da sorridere ma, invece, ha proprio ragione lei. Oggi, ho pensato di uscire e fare una infinità di cose, di cui nessuna impellente e tanto meno necessaria. È la foga di oggi, no? fare correre andare “Cheee?!? Non sei uscita?? Ma come si fa a stare tutto il giorno in casa, io non potrei mai” quante volte ho sentito questa opinione non richiesta. Io però in casa stavo leggendo, c'era una bella intesa con mia figlia e inoltre ospite da noi è un gatto, non troppo apprezzato dalle mie micie sicché l'idea di uscire, che mi sembrava anche legittimata dalle commissioni che avrei fatto e le persone che avrei visto, è svanita in un nulla. Sono una persona compulsiva, con varie compulsioni di cui mi prendo cura da anni una per volta, un ...

Sottomarina

Tanta gente ma non troppa, mare pulito ma non troppo, nuvole qualcuna. Non abbastanza. Caldo, caldissimo, asfissiante, da qualche anno io e la temperatura superiore ai 23 gradi non andiamo molto d'accordo. Ieri, che di gradi c'è n'erano almeno dieci in più dei miei fantastici ideali, e senza un filo di aria, anche stare all'ombra risultava  un'impresa fastidiosa.  I bagni sí, sono solita farli, ma hanno il solo scopo di rinfrescarmi un po'. Esco dall'acqua sempre in fretta, non so verso quale amenità recondita nascosta nella mia mente corro, subito dopo essermi bagnata da cima a fondo. E su e giù. Passando per la doccia. Ieri, la novità: avevo raggiunto una persona che conosco da circa 25 anni. Mai stati amici, ma nemmeno nemici, semplici conoscenti. Ogni tanto ci vediamo, è una persona molto simpatica, pungente, a volte tagliente con le sue battutine ben assestate. Come fa ad avere sempre risposte pronte, ad ogni conversazione, io onestamente non ne ho la m...

Sei solo un costo nella mia contabilità

"Sei solo un costo nella mia contabilità" ha scritto ieri sera a sua figlia 17enne. Cosa si può pensare di una padre che scrive questa frase a sua figlia è presto detto. Ma cosa si può dire a questo padre? NULLA. Non gli si può dire assolutamente nulla, vediamo velocemente il perché, tipo lista della spesa: - parlare con una “persona” che dice queste cose ha lo stesso senso di parlare con un ubriaco  - l'amore per la prole non è una “cosa” che può essere insegnato  - abbassarsi al livello dell’ignoranza fa diventare ignorante chi ignorante non è  Mi sovvengono due proverbi: - Chi semina vento raccoglierà tempesta  - Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Il padre di questa ragazza non è impazzito all'improvviso. Se così fosse, magari, forse, potrebbero esserci delle medicine, dei supporti, dei gruppi di mutuo aiuto, degli specialisti che potrebbero aiutarlo a rinsavire. Dio solo sa quante persone, a vario livello di professionalità, nei suoi 60 anni di ...

Ni uná mas

Ni una más, Non una di meno Ho appena terminato di vedere questa serie di otto puntate, tratte dal romanzo di Miguel Saez Carraz. Che dire…. alle fine la commozione che ho provato è stata veramente tanta. Il classico nodo in gola di felicità mista a entusiasmo; il coraggio di una ragazza diciassettenne di denunciare, in mezzo a tante altre che questo coraggio non lo hanno avuto, è un esempio per tutte noi che suscita un’emozione profonda, direttamente dal cuore verso ogni nostro centro emozionale.  E a tutti voi anche, perché anche i maschi devono denunciare le violenze di cui sono testimoni, in molteplici occasioni e magari fino a prima di questa narrazione non ne erano consapevoli. Il racconto parla anche di questo. In modo diretto e toccante. C'è spazio in questa miniserie per tutte quelle tematiche adolescenziali, e quindi anche genitoriali, che hanno a che vedere con il consenso.  Dovrebbe essere consentito, se non d'obbligo, vedere a scuola queste proiezioni, e poterne d...

Palermo

A Palermo sono arrivata in treno, partendo da Catania, a onor del vero proveniente con il treno da Agrigento, Catania l'avevo visitata qualche tappa prima, per prima! Agrigento: la cittadina di cui mi sono innamorata, non meno di Siracusa! Palermo invece una città. Un altro mondo. La confusione. Gente che corre di qua e di là, nessuna discesa in fondo ai marciapiedi, solo gradini enormi che fanno sbattere il mio bagaglio a mano di qua e di là, proprio come le persone che incontro, proprio come i banchetti che ci sono un po' dappertutto. Devo camminare un bel po' per arrivare al mio hotel; mi piace sempre percorrere a piedi questi tragitti, se possibile, perché mi aiuta a capire dove mi trovo. O a intuirlo. Ma questi scalini sono scomodi, e come fanno le persone in carrozzina? Non esistono le discese è assurdo, ne trovi una e ti chiedi se non è che in realtà è semplicemente il marciapiede consumato. Chi è in carrozzina non può uscire di casa, è evidente. In effetti in tre g...