io, mia figlia e la farfalla
La vita scorre in un momento per me un po’ di stallo.
Osservo mia figlia prendere decisioni coraggiose,
tenacemente. Ma dove avrà preso tutta la sua determinazione? Io non l’ho mai
avuta, e sicuramente nemmeno suo padre (il contabile).
Insegue i suoi sogni con la caparbietà di una persona non
ancora maggiorenne, sembra esserne conscia ed assumersene la responsabilità. Responsabilità
di scegliere e magari anche di sbagliare.
Si è presa la responsabilità di essere felice. Nella sua
vita.
Io questa responsabilità non la ho mai presa, ho sempre
cercato di compiacere le persone che mi circondavano. Magari ho provato ad oppormi
ma infine ha sempre prevalso su tutto la paura dell’abbandono, il non bastarmi.
Io ho sempre fatto nella certezza che poi avrei anche potuto disfare. Mai ho
pensato che un giorno da fare non ci sarebbe più stato, che gli anni sarebbe
trascorsi e avrei dovuto tirare le somme.
Forse perché un genitore l’ha abbandonata due volte, forse
perché è dovuta crescere troppo in fretta, forse perché a volte è stata, orrore
lo so, genitore dei suoi genitori.
Figlia di genitori disfunzionali, mi sono sempre detta, svilupperà
qualche dipendenza. E invece, lei sembra avere altre carte da
giocare. Lei è di là a studiare, cantando, apparentemente felice. A due mesi
dalla maggiore età.
Lei è il mio specchio, e io non sono il suo. Questa cosa mi
affascina. Prende le distanze da me, mi critica di continuo ma ogni giorno che
passa la vedo diventare più consapevole del rapporto che ci lega, la vedo liberarsi,
la vedo curare nei minimi particolari gli ultimi dettagli del suo bozzolo. La
vedo venire da me ad accertarsi che va bene così e poi tornare nella sua
stanza, svolazzando allegramente, ancora con bellissima tenera goffaggine.
È probabile che il vedermi imprigionata in relazioni malate
la abbia aiutata a capire chi non vuole essere, cosa non vuole vivere e che poi,
testimone della mia ribellione, della mia rinascita da cose indicibili, e non solo
per persona contabile, sia cresciuta in un modo tutto suo. Ha creato un modo meravigliosamente
adatto e cucito su misura per lei. A volte mi dice “mi sono fatta da sola”.
Capolino invece fa questa idea nella mia testa: vuoi vedere che
tutta la pedagogia montessoriana, steinleriana, stancanelliana, l’ascolto e il
non giudizio che ci ho messo, il metterla sempre prima di tutto e tutti hanno
prodotto un risultato magico, che lo ho sotto gli occhi tutti i giorni, e
magari non me ne sto nemmeno rendendo conto?
E vuoi vedere che magari quest’anno scolastico la vita mi
vuole un po’ più presente a casa, perché c'è ancora bisogno di me in questa ultima
tranche, prima di essere una meravigliosa farfalla?
La vita, che meraviglia potersi mettere in osservazione ed ascoltare!
Le fantastiche letture che sto facendo in questi giorni:
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