Sei solo un costo nella mia contabilità

"Sei solo un costo nella mia contabilità" ha scritto ieri sera a sua figlia 17enne.

Cosa si può pensare di una padre che scrive questa frase a sua figlia è presto detto.
Ma cosa si può dire a questo padre?

NULLA.
Non gli si può dire assolutamente nulla, vediamo velocemente il perché, tipo lista della spesa:
- parlare con una “persona” che dice queste cose ha lo stesso senso di parlare con un ubriaco 
- l'amore per la prole non è una “cosa” che può essere insegnato 
- abbassarsi al livello dell’ignoranza fa diventare ignorante chi ignorante non è 

Mi sovvengono due proverbi:
- Chi semina vento raccoglierà tempesta 
- Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.

Il padre di questa ragazza non è impazzito all'improvviso.
Se così fosse, magari, forse, potrebbero esserci delle medicine, dei supporti, dei gruppi di mutuo aiuto, degli specialisti che potrebbero aiutarlo a rinsavire. Dio solo sa quante persone, a vario livello di professionalità, nei suoi 60 anni di vita, gli hanno suggerito di farsi seguire e supportare in un percorso introspettivo. Messosi al posto di Dio Padre Onnipotente, non ha mai ritenuto di avere bisogno di aiuto: essendo lui stesso sempre solo e unicamente una vittima.
Vittima della figlia, vittima della ex consorte, vittima anche dell’altra ex consorte, vittima della ex ex suocera, vittima di sua madre, vittima di sua sorella, vittima della vita, vittima vittima vittima. Mai protagonista, solo vittima.

Ecco, è proprio qui che io credo stia parte del valore di una persona.

C'è la persona che vittima di qualcosa agisce per fare tutto il possibile per ristabilirsi, arrivando a essere una persona migliore e magari anche un esempio per chi vorrà fare lo stesso percorso. Si mette in dubbio.
E c'è la persona che vive di autocommiserazione e, invece di agire, reagisce. Qui non c'è spazio e possibilità per la presa di responsabilità. Non si è un processo attivo della propria vita, che viene quindi spesa solo nell'odio e nel rincrescimento, ed una conseguenza di ciò è che sarà usata solo la lingua del fare male, del ferire, del fare agli altri quello che si crede di avere ricevuto. Illo vede l’ amore solo dove c'è la propria immagine riflessa. Un delirio di onnipotenza.

Non gli si può dire nulla.
Non si può nemmeno commentare.
L'unica cosa che si può fare è prendere le distanze. Tenere questa persona il più possibile distante. 
E chiamarla d'ora in poi, se proprio bisogna nominarla, “il contabile”.

Verona, ferragosto 2025
ore 14.04

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