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Palermo

A Palermo sono arrivata in treno, partendo da Catania, a onor del vero proveniente con il treno da Agrigento, Catania l'avevo visitata qualche tappa prima, per prima! Agrigento: la cittadina di cui mi sono innamorata, non meno di Siracusa! Palermo invece una città. Un altro mondo. La confusione. Gente che corre di qua e di là, nessuna discesa in fondo ai marciapiedi, solo gradini enormi che fanno sbattere il mio bagaglio a mano di qua e di là, proprio come le persone che incontro, proprio come i banchetti che ci sono un po' dappertutto. Devo camminare un bel po' per arrivare al mio hotel; mi piace sempre percorrere a piedi questi tragitti, se possibile, perché mi aiuta a capire dove mi trovo. O a intuirlo. Ma questi scalini sono scomodi, e come fanno le persone in carrozzina? Non esistono le discese è assurdo, ne trovi una e ti chiedi se non è che in realtà è semplicemente il marciapiede consumato. Chi è in carrozzina non può uscire di casa, è evidente. In effetti in tre g...

Agrigento

Agrigento è bellissima, un paese incastonato tra i colli,  il mare. E la valle dei Templi. Ad Agrigento tutti sono gentili, tutti sorridono  Ci si trovano gli anziani, molto anziani, seduti alle panchine, all'ombra naturalmente, che guardano la gente che passa. Ci si trovano gli uomini che parlano tra di loro. La gente ti aiuta, ti sorride, è felice che tu sia nella loro terra, vuole che tu ti senta bene. Non mi capacito del dolore che si provi a lasciare la terra Siciliana per lavorare al nord. Ci sono case abbandonate, e Chiese, costruite nella roccia. E gatti, dappertutto. Tantissimi. Che ti avvicini per dirgli ma che bello che sei ciaoooo, e lui si gira e spesso purtroppo ha gli occhi iniettati di sangue. Poveri i mici di strada. La notte se cammini tra i vicoli, bui, un susseguirsi di scalini in su e in giù, i cani ti sentono e abbaiano, e così ne abbaiano anche altri. Ed è tutto un ululato e un abbaiare. Ma nessuno dice loro di stare zitti, di smetterla. Mi ricordo una v...

In viaggio per Agrigento

Sono arrivata tre giorni fa con l’autobus, il flixbus, da Siracusa. A bordo dopo un po' è salito un “uomo”, lascio passare per ora questo nome comune di persona, molto scortese che poco dopo, con arroganza e con violenza inaudita, ha spinto con una manata il sedile della fila davanti a lui perché la signora che vi era seduta non ha raddrizzato il sedile. "Tira su" le ha urlato. Lei era nella ragione, non ha proferito parola, ha spiegato che era stanca, gli ha suggerito di cambiare posto. Il “signore” una furia. La moglie del “signore” una poveretta. Chissà quante ne subisce tutti i giorni quella donna, e che degrado per tutte noi che si possa restare accompagnate in tale squallore. Potevo finire cosi pure io. M sono salvata, grazie a Dio, grazie a mia figlia e grazie a me stessa. La sensazione di abuso è potente, si appiccica alla pelle, alla memoria, non c'è altro motivo altrimenti, la riconosco subito. Subita è atroce, assistita e non ribattuta devastante. Va riela...