In viaggio per Agrigento
Sono arrivata tre giorni fa con l’autobus, il flixbus, da Siracusa.
A bordo dopo un po' è salito un “uomo”, lascio passare per ora questo nome comune di persona, molto scortese che poco dopo, con arroganza e con violenza inaudita, ha spinto con una manata il sedile della fila davanti a lui perché la signora che vi era seduta non ha raddrizzato il sedile.
"Tira su" le ha urlato.
Lei era nella ragione, non ha proferito parola, ha spiegato che era stanca, gli ha suggerito di cambiare posto. Il “signore” una furia. La moglie del “signore” una poveretta.
Chissà quante ne subisce tutti i giorni quella donna, e che degrado per tutte noi che si possa restare accompagnate in tale squallore.
Potevo finire cosi pure io. M sono salvata, grazie a Dio, grazie a mia figlia e grazie a me stessa.
La sensazione di abuso è potente, si appiccica alla pelle, alla memoria, non c'è altro motivo altrimenti, la riconosco subito.
Subita è atroce, assistita e non ribattuta devastante. Va rielaborata sempre e comunque, e non da sole.
Sì, perché davanti a un tale atteggiamento non esiste l'opzione di stare in silenzio, di lasciare da sola la signora incolpevole con un essere abominevole. E se anche fosse stata colpevole, quell'essere viscido non doveva permettersi.
Abominevole è la violenza, il sopruso, la legge del tanto nominato patriarcato che presuppone che tu, minuscolo omicciatolo violento, e schifoso, spaventi una signora (e qualunque altro essere, umano e non).
La tua non umanità è paragonabile a nient'altro che il lerciume.
Gli animali non fanno queste cose. E nemmeno le persone.
Una ragazza scende dal bus, a Canicattì, stringe la signora e si scusa dicendo: “non siamo tutti persone cattive, mi dispiace signora “. E la iena furiosa si scatena, questa volta spalleggiata dalla moglie.
Potente la famiglia. Atroce il patriarcato.
La signora non dice una parola, si vede che soffre, era stata allegra ed entusiasta, lei che dal nord a 52 anni finalmente vedeva alcune bellezze della Sicilia, la sua terra originale per parte paterna, tutto il viaggio era stata felice . Ora guarda assente fuori dal finestrino. Oltraggiata. Violentata senza contatto fisico. Posseduta da un essere schifoso, e denigrata ora anche da colei che per prima avrebbe dovuto difenderla. La moglie dell’abusante.
Si mette le cuffie ma probabilmente non sta ascoltando nulla. Si estranea.
E io so cosa pensa, come sta, il vuoto del sopruso lo conosco bene. Le vado a stringere la mano e resto lì con Lei tutto il viaggio, non c'è bisogno di parlare, mano nella mano.
Nessun altro dei passeggeri dice nulla, in realtà ci sono due stranieri e poche altre persone a bordo, i tre autisti contestano l'essere abominevole per il suo comportamento, fanno presente che ha sbagliato, e questo li minaccia.
Tutto è surreale.
Non si muove più una mosca su questo flixbus che fino a dieci minuti prima era allegro, con Vasco in sottofondo, la signora che canticchiava, tra sorrisi e chiacchiere all'unisono.
La signora ora è in silenzioso silenzio. Chissà quante cose avrebbe da dire, chissà come pulsa il dolore che ha dentro, chissà che percorso sta facendo per non cadere nell'inganno di potere fare ragionare un essere irragionevole, ignorante, arrogante.
Signora la stimo.
4 agosto 2025 ore 11.44
attendendo il treno per Palermo
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